La pandemia da Covid-19 ha rivoluzionato il mondo del lavoro e delle imprese, per quel che riguarda la cosiddetta filosofia del “work life balance”, la capacità di bilanciare il lavoro con la vita privata. Soprattutto ha reso evidente alle aziende (di qualsiasi dimensione esse siano) che è impossibile fare profitto a lungo termine senza tutelare la salute e il benessere dei propri dipendenti. A causa dell’esperienza emergenziale del Coronavirus, si è manifestata nel lavoratore una condizione psicologica di precarietà e di incertezza per il futuro.

Gratificazione, benessere e tempo libero hanno iniziato ad assumere rilevanza tanto quanto il mero aspetto economico e retributivo. I lavoratori dipendenti (ben oltre il 50%) sono sempre più disponibili a scambiare parte degli incrementi retributivi con diversi servizi di welfare in azienda. Ciò ha innescato una rapida evoluzione nelle relazioni industriali e sindacali.

Si è compreso che la balance non è uguale per tutti e che essa va ricercata, in maniera concreta, non solo tra lavoro e vita privata, ma anche nell’ambito della propria vita lavorativa, cioè nel “welfare aziendale”.

Nonostante uno stallo sul fronte istituzionale – la Legge di Bilancio per il 2019 segna una battuta d’arresto nei provvedimenti legislativi in materia di welfare aziendale, confermata anche dalle successive Leggi di Bilancio – un recente rapporto del Censis sul welfare aziendale ha scattato la fotografia di un settore in evidente espansione. In aumento i dipendenti coinvolti (non più solo di multinazionali o di grandi aziende, ma anche di piccole e medie imprese), più alto il livello di conoscenza tra i lavoratori, in crescita la consapevolezza del contributo che questo strumento può fornire per una più alta qualità della vita.

Il welfare aziendale è stato al centro di un confronto nei giorni scorsi a Roma, al Palazzo della Minerva del Senato della Repubblica, nell’ambito del convegnoIl Welfare nell’era post-Covid: quali opportunità per le imprese e per i lavoratori”, organizzato da Unimpresa (Unione nazionale delle imprese). Un tema essenziale per la ripresa economica e per il ruolo centrale che, in essa, dovranno svolgere le imprese, specie le piccole e le medie, e i lavoratori, attraverso le loro rispettive rappresentanze, datoriali e sindacali, a livello nazionale e aziendale. L’argomento è stato affrontato con una visione a tutto campo: per quanto riguarda i riflessi sul Servizio sanitario nazionale, circa il ruolo della contrattazione di secondo livello, l’inquadramento nell’ordinamento giuridico italiano e nell’ambito delle relazioni sindacali. Un focus specifico poi è stato dedicato al mutuo soccorso utile per il welfare familiare ed aziendale. Dopo l’intervento introduttivo del segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro, e i saluti del segretario generale della Confail, Antonio Forcella, nel convegno, moderato dal caporedattore del TgLa7, Frediano Finucci, si sono confrontati i consiglieri nazionali di Unimpresa, Giovanni Assi e Marco Massarenti, il dottore di ricerca in diritto del lavoro all’Università di Bologna, Michele Forlivesi, il presidente di Mbamutua, Luciano Dragonetti. In collegamento video on line anche il sottosegretario al ministero della Giustizia, l’on. Francesco Paolo Sisto, con un illuminante intervento.

«Abbiamo scelto questo tema del welfare aziendale perché crediamo che più di ogni altro rappresenti il cambiamento nel mondo del lavoro nell’era post covid, – commenta Giovanni Assi, consigliere nazionale per welfare e lavoro di Unimpresa – ci siamo interrogati molto su cosa la pandemia in questi ultimi due anni ci ha tolto, e purtroppo l’elenco è corposo. Ora invece è opportuno parlare di cosa questa pandemia ha lasciato in eredità di positivo alle imprese. Essa ha segnato il cambiamento di una nuova epoca, fatta di relazioni sindacali, di cooperazione e di condivisione, in cui gli attori (lavoratori, imprese, sindacati e parti datoriali) sono dalla stessa parte e remano nella stessa direzione, ponendo al centro di tutto la tutela del lavoro nella sua accezione più nobile».

Dopo due anni di pesanti sacrifici, provocati dalla pandemia e, poi, dagli eventi bellici, una recessione, caratterizzata dalla stagnazione e dall’inflazione, sarebbe devastante, anche per le non prevedibili ricadute sulla stessa tenuta sociale e sull’ordine pubblico del nostro Paese. Come documentato da recenti report e indagini conoscitive di autorevoli istituti di ricerca, in materia di lavoro, sulla rapida evoluzione delle relazioni industriali e sindacali, la questione del “welfare aziendale”, per diventare effettivamente strategica, e non solo contingente, ai fini della ripresa, deve imporre una “rivoluzione” nell’approccio e nella mentalità del mondo imprenditoriale e sindacale, nonché scelte governative di politica sociale e di sostegno concreto, non più derogabili, da inserire nella legge finanziaria 2023 e nei programmi dei partiti per la prossima tornata elettorale della primavera 2023.

Per Unimpresa – e lo hanno evidenziato i consiglieri nazionali relatori, rispettivamente Giovanni Assi per Welfare e Lavoro e Marco Massarenti per Sanità e Welfare, risulta acclarato che ci sia una vera e propria rivoluzione in atto e che il “welfare aziendale” sia in grandissima espansione. La rivoluzione consiste nella collaborazione tra le dirigenze aziendali e le rappresentanze sindacali che ha inaugurato un’epoca nuova, nella quale la tutela del bene-lavoro rappresenta un obiettivo permanente e assoluto. Investire e reinvestire sulla componente lavoro significa garantire anche il futuro dell’azienda e la realizzazione dei suoi progetti industriali. Dal canto loro, le rappresentanze sindacali dovranno allinearsi a questa nuova visione del lavoro, che punta al benessere di tutti i lavoratori e non di una sola parte, da loro rappresentata. Un benessere che è simbiotico a quello dell’azienda e non in contrapposizione ad esso. Per quanto riguarda i costi pubblici il ‘welfare aziendale’ si traduce in un vantaggio, anche fiscale, per i lavoratori e le aziende, con ritorni positivi per le casse pubbliche. Così anche per il ‘welfare sanitario’, nella collaborazione pubblico-privato, si traduce in un vantaggio sul sistema sanitario nazionale, in termini di efficienza e completezza di servizio, sia in sede preventiva che terapeutica. Nella relazione del dott. Assi “Il Welfare aziendale nelle relazioni sindacali”, in particolare, emerge che quando si parla di welfare aziendale, oggi, non si pensa più solo ed esclusivamente alle grandi aziende multinazionali, sempre più spesso, infatti, le aziende di piccole dimensioni si affacciano a tale istituto. Anzi, spesso, sono state proprio le piccole e medie imprese ad essere in prima linea nello scontro per attenuare l’impatto dell’emergenza coronavirus, ricoprendo pertanto anche una funzione sociale.  Oltre il 64% delle Pmi ha superato il livello iniziale, in 6 anni le imprese con un livello di welfare elevato sono più che raddoppiate, passando dal 9,7% del 2016, all’attuale 21%. Grazie alla pandemia si è sviluppata una nuova cooperazione tra i dirigenti aziendali e le rappresentanze sindacali. Il necessario superamento del gioco delle parti mette al centro di tutto la tutela del lavoro, che diventa l’interesse comune e può diventare la chiave di volta per indirizzare percorsi e soluzioni verso il bene collettivo sostenibile.

Il convegno è stata anche un’opportunità per confrontarsi su ciò che accade sul territorio pugliese con i rappresentanti delle istituzioni. «Ho rappresentato le preoccupazioni delle nostre imprese – sottolinea Giovanni Assi – sull’ormai imminente scadenza del Temporary Framework, prevista per il 30 giugno, e che porta con sé la fine di una serie di riduzioni contributive per il nostro territorio, una su tutte la ‘Decontribuzione Sud’ che permette alle nostre imprese di ridurre del 30% il costo del lavoro e che, senza interventi  tempestivi, porterà, a partire già dal prossimo mese di luglio, a far schizzare il costo del lavoro alle stelle con gravi conseguenze sulle casse delle nostre imprese e ricadute sull’occupazione. Ho chiesto con fermezza di intervenire e so che il ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna si sta adoperando in tal senso».

Le proposte conclusive di Unimpresa, dal punto di vista normativo e finanziario, per il sostegno alle politiche sociali di ‘welfare aziendale’ saranno portare all’attenzione del governo, dei gruppi parlamentari e delle forze politiche nazionali, per superare lo stallo che si è verificato, dal 2019 ad oggi.

* Giovanni Assi

Consigliere Nazionale Unimpresa

(I-TALICOM)
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