NAPOLI – Alla vigilia della sfida contro il Chelsea, il Napoli arriva all’appuntamento con più interrogativi che certezze. Non tanto sul valore tecnico della rosa, quanto sulle condizioni fisiche di una squadra che continua a fare i conti con un numero preoccupante di infortuni. Un’emergenza che non può più essere considerata casuale e che finisce inevitabilmente per influenzare anche la preparazione di una partita dal peso specifico elevato. Le assenze, ormai cicliche, stanno diventando una costante della stagione azzurra. Giocatori chiave costretti ai box, rientri affrettati, ricadute: un copione già visto che si ripresenta anche alla vigilia del confronto con i londinesi. E mentre lo staff tecnico è chiamato a reinventare soluzioni tattiche, cresce il malumore intorno alla gestione atletica e medica del gruppo. La domanda, inevitabile, è una sola: si è sbagliato qualcosa nella preparazione atletica? I carichi di lavoro, i tempi di recupero e la prevenzione muscolare sono finiti sotto la lente d’ingrandimento. In un calcio sempre più intenso e compresso nel calendario, ogni dettaglio fa la differenza, e il Napoli sembra pagare un prezzo troppo alto sul piano fisico. Non meno delicata è la posizione dello staff medico, accusato, almeno sul piano mediatico, di una certa superficialità nella gestione degli infortuni. Senza entrare in processi sommari, resta però il dato oggettivo, troppi stop, troppo ravvicinati, spesso simili per dinamica. Un segnale che merita una riflessione interna profonda, al di là delle dichiarazioni di rito. Contro il Chelsea servirà un Napoli orgoglioso, compatto, capace di andare oltre le difficoltà. Ma il campo, da solo, potrebbe non bastare a nascondere problemi strutturali che rischiano di accompagnare la squadra anche nel prosieguo della stagione. La partita di domani sarà un banco di prova non solo per i giocatori, ma per l’intero sistema che ruota attorno alla squadra.
