NAPOLI – Nei giorni scorsi, l’India ha deciso di bloccare l’utilizzo di alcune App provenienti dalla Cina.
Il Ministro Indiano dell’Elettronica e della Tecnologia dell’Informazione, in una conferenza stampa, ha dichiarato che le app sono state vietate «poiché, alla luce delle informazioni disponibili, sono impegnate in attività che potrebbero mettere in pericolo la sovranità e l’integrità dell’India, la difesa del paese e la sicurezza dello stato e dell’ordine pubblico»; ha inoltre dichiarato di aver «ricevuto molte denunce da varie fonti», comprese segnalazioni di «uso improprio di alcune app disponibili su piattaforme Android e iOS utilizzate per rubare e trasmettere dati degli utenti senza autorizzazione a server al di fuori dell’India».
Il divieto è stato imposto ai sensi della Sezione 69A dell’Information Technology Act, in assonanza con le disposizioni pertinenti le Norme sulla Tecnologia dell’Informazione (procedura e misure di salvaguardia per il blocco dell’accesso delle informazioni da parte del pubblico,ndr) del 2009.
Un alto funzionario ha affermato che il Governo aveva preso in considerazione tutti gli aspetti prima di prendere la decisione.
Si presume che, questo divieto, sia dovuto ai forti scontri bellici che ci sono stati nei confini tra i due Paesi (in particolare, nella regione del Ladakh, territorio indiano al confine con la Cina tra le catene del Karakorum e dell’Himalaya, ndr) per una vecchia disputa territoriale.
Tra le numerose app vietate c’è WeChat e la famosa TikTok utilizzata da milioni di giovani; si pensi che la piattaforma registra 2 milioni di utenti di cui: 200 milioni mensili attivi e 600 milioni di download, solo nel paese indiano.
La piattaforma è stata accusata, dal governo, di diffondere video violenti e razzisti. Da parte sua TikTok ha ribadito di rispettare le regole sulla privacy e sulla protezione dei dati previsti dal paese. Non è la prima volta che, il social amato dai giovanissimi, viene preso di mira dal governo indiano; infatti, l’anno scorso, il paese aveva chiesto a Google e Apple di rimuoverlo dai propri store perché: favoriva la diffusione di contenuti espliciti; per via della dipendenza che i più giovani sviluppano e per il degrado culturale trasmesso con i video caricati dagli utenti. Ma non solo. Più in generale, l’utilizzo incontrollato di internet, ed in particolare di alcune piattaforme, può avere dei risvolti drammatici, soprattutto tra i più giovani. Si pensi alla notizia di pochi giorni fa che ha sconvolto l’opinione pubblica, del ragazzino di 11 anni di Napoli, suicidatosi perché apparentemente coinvolto in un gioco diffuso in rete.
Questo fenomeno indiano potrebbe portare ad un numero maggiore di Paesi che agiscono contro queste app, non solo vietandone l’uso ma anche aumentando i controlli.

(I-TALICOM)