IRE: Medicina di Precisione per combattere covid e Tumori

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ROMA – Sono tre i progetti di ricerca in cui è coinvolto l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) e finanziati da LAZIO INNOVA, società in house della Regione Lazio. Tutti e tre i progetti vincitori hanno come comune denominatore la medicina di precisione, in oncologia e anche in virologia.

Il primo di cui il Regina Elena è coordinatore, nasce da un’idea sviluppata con l’Università Sapienza,  per ‘ridisegnare’ la diagnostica dei tumori in maniera non-invasiva, con la biopsia liquida. Il progetto intende sviluppare una apparecchiatura nuova che utilizza la luce per ‘leggere’ lo stato del gene ERBB2, nelle pazienti affette da un particolare sottotipo di carcinoma della mammella.

Anche il secondo progetto, dal titolo NANO-COVID test dedicato ad ambienti ospedalieri a carattere non infettivologico, ha l’obiettivo di realizzare un innovativo strumento a configurazione fotonica, cioè che utilizza la luce, ma questa volta per la rivelazione rapida ed efficiente degli anticorpi caratteristici della risposta contro il virus SARS-CoV-2. Coordinatore del progetto è la Sapienza Università di Roma, in collaborazione con i laboratori del Regina Elena.

Il terzo progetto, si propone di identificare e validare nuovi bersagli terapeutici presenti nel microambiente tumorale immunitario e responsabili della progressione della malattia e della resistenza a farmaci immunoterapici. A tal fine sono utilizzate moderne tecnologie “omiche” unitamente ad approfondite analisi bioinformatiche per la caratterizzazione di pazienti affetti da adenocarcinoma del polmone. Il progetto è coordinato dalla Sapienza in collaborazione col Regina Elena.

“Si tratta di progetti moto ambiziosi e siamo pronti a partire! – dichiara Gennaro Ciliberto, direttore scientifico IRE. – Il nostro IRCCS investe tantissime risorse ed energie sulla medicina di precisione: abbiamo team di esperti, tecnologie di ultima generazione e anche quel necessario complemento di capacità bioinformatiche che servono ad analizzare i grandi dati che derivano dalle indagini. Dobbiamo guardare alla biopsia liquida e al sequenziamento genomico, come il pane quotidiano per poter intercettare il tumore nella sua eterogeneità e nel tempo, in tutte le sue fasi. E fare in modo che non sfugga al controllo delle terapie. Il fatto che tecnologie e conoscenze sulla oncologia di precisione siano utili anche alla ricerca scientifica su Sars Cov 2, mette in evidenza il concetto di scienza condivisa, così oggi il nostro Istituto fa ricerca contro due acerrimi nemici:  tumori e Covid-19.”

Nel progetto finanziato da LAZIO INNOVA, dal titolo “ERBB2-2D”, coordinato da Patrizio Giacomini della unità di ricerca di Oncogenomica ed Epigenetica del Regina Elena, in collaborazione con Alberto Sinibaldi, del dipartimento di Scienze di Base e Applicate per l’IngegneriaSapienza, viene messa insieme l’esperienza clinica dell’IRE e il patrimonio di conoscenze in bioingegneria dell’Università Sapienza.  

“Ci sono già molti modi di diagnosticare se ERBB2, un famoso gene del cancro, è ‘attivato’, e quindi può essere contrastato con farmaci a bersaglio molecolare – spiega Patrizio Giacomini. – Ma quello che vogliamo fare noi è adattare la diagnostica convenzionale a un formato versatile che, potendo funzionare sia con la biopsia tradizionale su tessuto, sia soprattutto sul sangue, con la biopsia liquida, appunto, lo renda facilmente eseguibile in maniera non invasiva e più volte durante la storia di malattia. Questo ci permetterà di aggiornare lo ‘stato ERBB2’ in tempo reale, e quindi aggiustare il tiro delle possibili terapie specifiche. Sia quelle già disponibili, sia quelle nuove e più potenti che man mano si vanno facendo strada.”

Perché il titolo del progetto è ERBB2-2D? “Perché misuriamo due dimensioni – chiarisce Giacomini – l’alterazione del DNA (il numero di ‘copie’ di ERBB2), e l’abbondanza (la sovra-espressione) della proteina. Queste due dimensioni non sono mai state misurate sistematicamente, contemporaneamente e longitudinalmente. Quindi, vogliamo dotarci, per farlo, della tecnologia più potente, promettente ed economica possibile.”

L’altro progetto NANO-COVID test ha lo scopo di sviluppare una apparecchiatura portatile basata su biochip a cristallo fotonico.  “Si tratta di una tecnologia completamente nuova per la diagnosi sierologica di pazienti positivi al COVID-19 – spiegano il coordinatore del progetto Francesco Michelotti del dipartimento di Scienze di Base e Applicate per l’Ingegneria della Sapienza, Matteo Allegretti, ricercatore IRE e Laura Conti, Responsabile della Patologia Clinica IRE. –

Uno strumento unico e versatile in grado di rivelare in maniera accurata gli anticorpi contro il virus SARS-CoV-2, in minor tempo, con maggiore risoluzione e con costi inferiori rispetto a quanto attualmente disponibile. Tali aspetti risultano cruciali soprattutto per ospedali non infettivologici, come quelli oncologici, che potrebbero utilizzare questa metodica come screening rapido per filtrare gli accessi. Basti pensare all’impatto che soggetti potenzialmente infettivi possono avere su popolazioni fragili come quelle rappresentate da pazienti con cancro.”

Il terzo progetto studia il microambiente tumorale polmonare metastatico per l’identificazione di nuovi bersagli per l’Immunoterapia, è coordinato da Rita Mancini, Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare Sapienza Università di Roma, in collaborazione con Paola Nisticò, Responsabile dell’unità di ricerca di Immunologia e Immunoterapia IRE, e Maurizio Fanciulli Responsabile dell’unità di ricerca SAFU IRE.  “Utilizzando versamenti pleurici maligni – spiegano i ricercatori – ricreeremo sistemi ex vivo quanto più possibile vicini ai tumori dei pazienti. Il programma sperimentale ci consentirà di concepire nuove e più efficaci combinazioni terapeutiche.”

(I-TALICOM)