Neta, serre verticali in città per prodotti a Km Zero

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MILANO – La presentazione della start up innovativa Neta cui hanno partecipato i founders, Shimon S. Yazdan ed Antonio Albano è cominciata con un video in cui si spiegava l’importanza di avere un’alternativa all’agricoltura tradizionale e la soluzione offerta da Neta.

 

Shimon Yazdan

Dopodiché Shimon Yazdan, ingegnere e co-founder di Neta, ha spiegato che nel 2050 saremo 10 miliardi sul nostro pianeta e che nei prossimi 40 anni solamente per sopravvivere dobbiamo produrre una quantità di cibo pari a quanto abbiamo prodotto negli ultimi 10 mila anni.

 

Avendo sempre meno risorse disponibili e meno terra coltivabile, i relatori sottolineano il ruolo futuro dell’agricoltura verticale urbana, che ci permette di aumentare di un buon 400% la produzione agricola. Inoltre, svolgendosi essenzialmente in città, il processo produttivo elimina completamente la necessità di trasporto dalle campagne al consumatore in città.

 

Neta

Neta è la prima start up in italia, che cerca di rendere la città sostenibile con le serre verticali smart: “L’aumento costante della popolazione mondiale, la mancanza di risorse necessarie per sfamarle e il cambiamento climatico evidente, ci ha spinto e deve spingere tutti a trovare una soluzione” dichiarano i fondatori “Ci focalizziamo sull’auto-produzione di cibo in ogni quartiere milanese, in maniera tale che non sia più necessario importare alcun tipo di frutta e di verdura da fuori città”.

 

Ylenia E Yashar

Esperta di sostenibilità, ha evidenziato i pericoli connessi al tema dell’alimentazione e i challenge che dovremmo affrontare. Unica soluzione per avere un futuro sostenibile e migliore sono le start up innovative come Neta che riescono a coniugare alta tecnologia e tradizione agricola.

 

Alla conferenza stampa era presente anche Gianluca Comazzi, Consigliere Regionale della Lombardia per Forza Italia, che ha manifestato il suo apprezzamento per l’iniziativa e ha indicato alcuni passaggi amministrativi per renderla al più presto realizzabile.

Il presidente di Milano Vapore, Giampaolo Berni Ferretti, è così intervenuto: “Il mondo è così perché io lo voglio così. I prodotti che mangiamo non sono mai sani, sono tutti drogati e non sono mai autoctoni. Questa Start Up vuole costruire un sistema agricolo verticale sostenibile in Lombardia sfruttando l’energia dell’acqua e dell’aria perché migliori la qualità della vita. Le cose di cui ha bisogno l’uomo sono l’AMORE (o il desiderio di contatto e di aggregazione), il TEMPO (che possiamo ridurre nei trasporti dei beni da fuori) e la PAURA DELLA MORTE (che possiamo sconfiggere attraverso quello che mangiamo)”.

 

Questa start up di giovani utilizza tecnologie israeliane all’avanguardia.

Shimon S. Yazdan (fondatore e portavoce della Start Up) ha aggiunto: “L’obiettivo è decentrare la produzione, non per essere i più grandi o i più importanti, ma per fare in modo che ogni quartiere abbia delle piccole serre con produzione contata per gli abitanti per avere dei prodotti freschi a km zero, riducendo così i costi delle importazioni, i viaggi delle merci fresche (che cambiano sapore durante il viaggio) e riducendo l’utilizzo di fertilizzanti e prodotti chimici”.

 

Le tecnologie

Le serre sono blindate per permettere la coltivazione alle giuste condizioni a prescindere dalla temperatura esterna ad essa. Le tecnologie di risparmio sul consumo (sensori che misurano la quantità necessaria a ogni singola pianta di elementi naturali necessari come acqua, aria, luce, collegati con l’intelligenza artificiale che monitora e fornisce i suddetti elementi a seconda del calcolo fatto) fanno crescere piante più sane, più buone e meno chimiche, a disposizione di tutti. La regolazione calcolata rende meno necessario l’utilizzo di fertilizzanti e il km 0 abbatte i costi finali del prodotto perché non c’è quello del trasporto.

 

In media con questa tecnologia si risparmia il 95% di acqua e di fertilizzante.

 

Per il momento il progetto (che non ha ancora accordi con nessun comune o regione) è rivolto a Milano, con piccole serre condominiali, per i ristoranti e per i quartieri. Al momento ci si concentrerà sul dare vita a questa idea sul suolo milanese e poi si penserà ad altre città lombarde.

 

(I-TALICOM)