– ROMA – Se i primi effetti della guerra commerciale tra Cina e Usa aveva toccato per primi i grandi brand dell’abbigliamento a stelle e strisce come Levis o dell’automotive come FCA con Jeep e l’iconica Harley Davidson, rapidamente la questione si è spostata sui più disparati settori e la carta da macero è uno di questi. La ragione è semplice perché gran parte del materiale americano che veniva assorbito dal mercato cinese, è stato dirottato su altri mercati ed ha determinato un affossamento delle quotazioni delle carte da macero con punte di perdita sino al 45% del prezzo del cartone.Ma sul banco degli imputati per il crollo del settore, se da una parte c’è una governance assente sulla politica di realizzazione di impianti per lo smaltimento finale degli scarti non riciclabili derivanti dal trattamento dei rifiuti recuperabili, dall’altra bisogna superare ancora un gap informativo che vede l’economia circolare raccontata ma poco praticata anche dagli stessi cittadini. La percezione è che in Italia, sopratutto, non ci sia ancora la diffusa convinzione che i rifiuti possono diventare risorsa ed economia di filiera. I cittadini europei andati al voto di recente, però, hanno rispolverato il  “pensiero verde” e le urne ne hanno dato conto. La politica dovrà tenerne conto.

Fonte: PrimaPress.it

(I-TALICOM)