– MILANO – “Vendesi spazi in Galleria Vittorio Emanuele II”. Potrebbe suonare così la messa all’asta di 26 spazi commerciali da parte del Comune di Milano per il 2020. L’obiettivo dell’amministrazione meneghina è di capitalizzare in rialzo il patrimonio immobiliare portando a 40 milioni di euro l’attuale reddito che da anni è fermo a 36.  Ad occupare la storica Galleria sono in tutto 55 negozi. I 26 messi a gara dalla giunta sotto la supervisione dell’assessore al Demanio Roberto Tasca, sono attualmente occupati da noti player dell’industria del fashion e non solo, da Chanel ad Armani, passando per il gigante della telefonia Tim, per un totale di circa 3.151 metri quadrati.“Tutti – fa sapere Il Sole – sono intenzionati a rimanere negli spazi che già occupano da anni, e quindi probabilmente saranno disposti a offrire rialzi rispetto alla base d’asta”.Il valore degli immobili della Galleria Vittorio Emanuele, divenuta uno dei principali simboli del lusso della città, negli ultimi dieci anni è cresciuto di circa quattro volte. A inizio 2019, un’insegna ‘veterana’ del posto come Prada, che è presente sin dagli anni Venti, ha visto quadruplicato il proprio canone d’affitto arrivato a 2,2 milioni di euro l’anno contro i 520mila euro precedenti.Nel 2018 Yves Saint Laurent si era aggiudicato l’immobile di 82 metri quadrati che precedentemente era Nara Camicie per una cifra pari a un milione di euro all’anno, circa otto volte la base d’asta del bando indetto dal Comune, ferma a 131mila euro.Che qualcosa si sia momentaneamente inceppato, però, anche nell’immobiliare della Grande Milano, è sottolineato dalle vetrine lasciate libere da Stefanel e non ancora occupate. Il canone annuo a base d’asta è di 1.850 euro a metro quadrato, cifra destinata a crescere esponenzialmente visti i rialzi alle stelle ma anche i grandi player cominciano a fare due conti vista la stagnazione dell’Italia raccontata anche dall’Istat.

Fonte: PrimaPress.it

(I-TALICOM)