Il 2020, un anno da dimenticare o da ricordare?

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Sono diversi giorni che mi pongo questo interrogativo a cui però non ho saputo dare ancora una risposta.

Sicuramente la pandemia ci ha segnati e forse questo resterà per un po’ di tempo. Nella prima parte, nei primissimi mesi, siamo rimasti smarriti, la nostra routine quotidiana è stata improvvisamente, senza alcun preavviso, sconvolta. Ci siamo trovati rinchiusi in casa. L’essere umano bloccato da un virus. Un banale virus che ci ha fatto perdere tutte le nostre certezze.

Abbiamo vissuto le prime settimane ponendoci mille interrogativi, i media di tutto il mondo diffondevano notizie con una frequenza mai vista prima, la rete informava il mondo costantemente e spesso, purtroppo, anche con fake news. Ma dopo questo primo disorientamento, come per magia l’uomo ha ritrovato se stesso, si è riappropriato del suo tempo ed ha ridato valore a quelle azioni quotidiane smarrite: una carezza ai propri cari, rimboccare le coperte ai propri figli, confrontarsi, discutere, condividere. Insomma si è ritornati ad essere famiglia ed ancor più, straordinariamente comunità.

Pur distanziati e lontani gli uni dagli altri ci siamo stretti in un unico abbraccio. Come dimenticare l’appuntamento serale sui balconi di tutta Italia cantando a squarciagola canzoni che ci univano nei sentimenti ed in un amore di fratellanza ritrovato. Improvvisamente non c’erano più diversità, non esistevano più razze, classi sociali, e quello che poteva inizialmente dividerci è stato motivo di unione senza alcuna barriera.

Ci sono stati momenti di grande commozione nazionale quando noi tutti abbiamo visto sfilare le centinaia di bare sui mezzi militari, quando abbiamo visto il dolore straziante delle persone che non hanno potuto stare con i loro cari nell’ultimo saluto.

Abbiamo ritrovato i nostri sentimenti che senza accorgercene avevamo messo da parte, inseguendo sogni, posizioni sociali, spesso irrealizzabili, pensando che questo fosse la felicità.

Ci siamo trovati a gestire una situazione economica complicata, molto complicata, che ha evidenziato tutte le falle del sistema economico liberista. I governi di tutta Europa sono dovuti intervenire in modo determinante per evitare che il sistema crollasse e che il virus, oltre a mietere morti contribuisse anche ad una morte sociale.

La scienza si è messa in moto come non mai, gli scienziati di tutto il mondo si sono scambiati informazioni e condivisi risultati, consci che questa era una guerra contro un nemico invisibile e che la scoperta del vaccino era l’unica soluzione percorribile. Che la guerra andava fatta uniti, senza tenere conto di posizioni economico-strategiche.

Solo in rare occasioni sono nate polemiche, ma spesso solo per egocentrismo dei personaggi e non per mere visioni scientifiche opposte.

Contemporaneamente gli operatori sanitari hanno dato tutto quello che potevano, anche oltre le forze rimaste. Come dimenticare la foto dell’infermiera crollata sulla scrivania, e tutti i medici morti nello svolgimento della loro missione tenendo fede al giuramento di Ippocrate

Abbiamo ritrovato una fratellanza persa.

D’altro canto mentre vivevamo questa situazione surreale, vissuta solo nei film di fantascienza, la natura ci inviava segnali importanti: nel mare si sono risvegliati esseri che pensavamo estinti, nei campi e sulle montagne altrettanti entusiasmanti segnali, l’aria è diventata più pura ed abbiamo ammirato giornate primaverili con un cielo azzurro che non vedevamo da tanti anni.

Tutto ciò ha fatto si che noi tutti noi tutti giurassimo che mai saremmo stati come prima promettendo a noi stessi che saremmo stati migliori di prima.

Ma poi a ridosso dell’estate, complice anche un’informazione deviante ed una gestione politica europea mediocre, tutti noi abbiamo pensato che il peggio fosse alle spalle e con la ritrovata libertà invece di ricordarci delle promesse fatte, in meno di un mese, siamo ritornati ad essere quelli di sempre.

Questo comportamento estivo, questo dimenticare da dove venivamo, ha fatto si che il virus si riconquistasse i suoi spazi, anche più forte di prima, come a ricordarci che le promesse sono impegni e che vanno mantenute.

Chiaramente tutte le Nazioni sono dovute intervenire nuovamente a prendere provvedimenti che incidono sul nostro quotidiano. Dunque abbiamo rivissuto l’ansia degli ospedali intasati e tutto quello che avevamo affrontato nella prima ondata, se non peggio.

Quello che non abbiamo più ritrovato è stata quella solidarietà e fratellanza che ci aveva contraddistinti e quelle promesse fatte soprattutto a noi stessi. Ma alla luce dei fatti posso dire che si sono alla fine rivelate “promesse da marinaio”. Ancora non ho risposto al mio interrogativo e forse non saprò farlo mai, ma di sicuro voglio tenere bene a mente del 2020 quel momento di unità e di fratellanza. Altresì per il 2021 voglio ancora sperare per tutti noi, che avere un mondo migliore sia possibile, un mondo da lasciare ai giovani che sono la vera speranza.

Guido Cristofaro

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